domenica 30 luglio 2017

Il nostro bisogno di consolazione


 Nessuno sa quando cala l’oscurità, e la vita non è un problema che possa essere risolto dividendo la luce per la tenebra e i giorni per le notti, è invece un viaggio pieno di imprevisti tra luoghi inesistenti.

Stig Dagerman.
Un nome imponente che fa tremare le mani davanti alla tastiera e impallidire davanti alle sue pagine.
Uno di quegli uomini che hanno sentito bruciare sulla propria pelle i terribili anni tra il '45 e il '50. Terribili non per iperbole, signori miei.
Parliamo di massificazione, con conseguente perdita della propria individualità; di esistenza racchiusa in un percorso ben delineato, rigoroso; di standardizzazione di qualsivoglia aspetto della propria vita; di oppressione di pensieri non consoni; di risposte facili a domande sempre più rare; di insoddisfazione cronica della propria esistenza; di rabbia repressa sputata su capri espiatori, odio, disprezzo per la distinzione e, dulcis in fundo, burattinai davanti ai quali si china la testa silenziosamente. 

Forse Dagerman è più attuale di quanto si creda, no? 

Il nostro bisogno di consolazione è il testamento di un anarchico in perenne rivolta contro lo status sociale a cui l'intera umanità deve adeguarsi, il testamento spirituale di un uomo che, oppresso dalle aspettative e dal suo stesso talento, si suiciderà nel 1954. 

Schiavo della propria sensibilità, ossessionato dallo scorrere del tempo, aspira al desiderio umano più basilare, ma quanto mai difficile da esaudire: la felicità accompagnata dalla libertà. 

Eppure egli scrive, mostrando una consapevolezza disarmante e facendo trapelare quel male di vivere comune a molti scrittori, primo fra tutti Eugenio Montale: 
 [...] di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l'uomo non può essere soddisfatto[...]. Io mi rifiuto di scegliere tra l'orgia e l'ascesi, anche se il prezzo dev'essere un tormento continuo. [...] ciò che cerco non è una scusa per la mia vita, ma il contrario di una scusa: l'espiazione.  
Per Dagerman il rigore etico e la necessità di opporsi ad un mondo che non gli appartiene prevalgono su qualsiasi altra volontà, a tal punto che egli preferisce coltivare la propria infelicità, issando la sua angoscia come baluardo di salute morale.

Quel camminare sentendo la spaventosa sfida dell'eternità, e la certezza che il tempo non è altro che una consolazione perchè niente di umano può essere perenne si fondono alimentando paradossalmente un inno all'individualità e alla bellezza della vita:
 Il tempo è in fondo uno strumento di misura privo di valore, perchè tocca esclusivamente le mura esterne della mia vita. Ma tutto quello che mi accade di importante tutto quel che conferisce alla mia vita il suo contenuto meraviglioso [...] si svolge totalmente al di fuori del tempo. Che io inconti la bellezza per un secondo o per cent'anni è del tutto indifferente.
Uno dei tantissimi motivi per cui Dagerman dovrebbe avere uno spazio tutto suo in ogni libreria, uno spazio nella testa di ogni essere vivente, è proprio questo: lui ti trafigge freddamente, ti fa del male, ma un attimo dopo ti ricorda che puoi costruire la tua libertà, nonostante questa sia probabilmente solo un miraggio.
Dagerman ti dice che la vita umana non è una prestazione, ma uno svilupparsi e ampliarsi verso la perfezione. E ciò che è perfetto non dà prestazioni, opera nella quiete. 
Dagerman ti urla non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere il diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un'unità che agisce autonomamente.

Dagerman ti cambia i connotati.

Ti cambia la vita.

E tu vorresti potergli stringere la mano, ma non puoi.
Allora decidi di urlargli al cielo io dannazione ti ho capito, lascio sogni immutabili e relazioni instabili. 

con rispetto e ammirazione,
Claudia

venerdì 26 maggio 2017

Quando vincono i libri, ovvero il #SalTo30


Per tutti quelli che ma tanto il Salone di Torino è morto, a Milano facciamo meglio, la nostra fiera gliela piazziamo giusto giusto qualche settimana prima, cambiamo aria.

E invece... no.

Un po' di spavento ce lo siamo presi tutti, non neghiamolo.
Anche solo la vaga idea che il Salone Internazionale del Libro potesse scappare dal Lingotto, rapito, portato via - ma poi portato dove? - o peggio, sostituito, trasferito, boicottato - una cospirazione degli Sforza forse? - ci duoleva il cuore, un po' per orgoglio Savoia, lo si ammette, ma soprattutto perchè insomma la tradizione è tradizione ed il SalTo è Torino.
Il lettore almeno una volta nella vita giunge in via Nizza e, come un pellegrino a La Mecca, cerca la Ka'ba.
Qua si ride, ma su certe cose non si scherza proprio, ragazzi.

Forse ci si è sentiti anche un po' traditi quando il punto focale di tutto questo non sembrava essere la lettura come mezzo di confronto, tanto più una questione economico-politica; sì, lo sappiamo tutti che non viviamo nel mondo delle favole, ma un po' di amaro in bocca rimane sempre, soprattutto quando si è spettatori di sgambetti organizzativi e litigi tra mocciosi della serie io qui non ci rimango, senza di me siete persi, ci vediamo a Milano. 

Che poi, diciamocelo, non è questione di tifoseria Milano - Torino, Torino - Milano, non servono capi ultras e tantomeno cori da stadio (anche se un chi non salta un bauscia milanese è mi pare di averlo sentito da qualche parte) per sperare che degli eventi culturali di questo calibro riescano a coesistere senza intralciarsi.
Coesistere, che bellissimo vocabolo.

Insomma, questa edizione sembrava un terno al lotto e qui si aspettava il diciotto maggio come fosse Natale.
Arriva Tempo di libri e sembra tutto molto bello; c'è chi fa la ola, chi un applauso, chi una piroetta (chi sta a casa a studiare e si addormenta sui libri).
Esce il programma del Salone ed è subito scetticismo; ma che si fa? Si va? Lagioia ci piace, non ci piace?  
Arriva il diciotto, c'è chi aspetta il diciannove come la sottoscritta, e niente... poi si entra.

Qual è  il bel finale di tutto questo fantastico teatrino lo sappiamo un po' tutti, complici anche i numerosissimi bilanci ed articoli di giornale che stanno girando in questi giorni.
Ciò che realmente conta, alla fin della fiera, non è di certo la rivalità tra due città che si punzecchieranno sempre, tantomeno stipulare un vincitore.
Meglio il Salone? Meglio Tempo di Libri?
Meglio i libri, quelli che uniscono.
 
Quest'anno le mie borse si sono riempite non solo di storie da leggere, ma anche della passione di chi ha creduto in quelle pagine, di chi le ha scritte, perchè la cultura è condivisione e leggere non è un'attività solitaria, non significa estraniarsi, anzi, leggere è interazione.

Leggere non ci rende persone migliori, ma più semplicemente ci arricchisce. E' forse per il senso di pienezza che ne deriva che passeggiando circondati da libri e da persone che amano i libri un sorriso tra lettori raramente manca.
Questo è il mio Salone, ogni anno, indipendentemente dalle coordinate geografiche, e spero non cambi mai.

Quest'anno è stata una toccata e fuga, ma il mio pass stampa verrà conservato come una reliquia insieme ai tesori scovati tra gli stand; partendo dalla Black and Coffee con il suo aperitivo delle 18 - che per timidezza non ho osato toccare - continuando con Edizioni Clichy, il suo calorosissimo staff e l'edizione integrale in formato giornale di Una stanza tutta per sè; autori che vogliono parlarti dei loro libri e ti placcano in mezzo alla folla; sacchetti che pesano come macigni, ma che sono alleggeriti dai numerosissimi sconti delle case editrici che vogliono promuoversi ed avvicinarsi al lettore. Ed infine: bibliotecari e librai, torinesi e non, in una vera e propria foresta di carta ed inchiostro pronti a elargire consigli e raccontarsi.

Certe cose non cambiano, ragà, e se proprio devono farlo, mal che vada diventano più belle.

Claudia


lunedì 10 aprile 2017

Mal di pietre e sorrisi liquidi




Scorrevole, piacevole, delicato.
Oserei dire poetico, ma parlo di quella poesia semplice, limpida e senza pretese.
Solo centodiciassette pagine di dolcezza e sorrisi, sorrisi liquidi. 
Mal di pietre di Milena Agus è un concentrato di emozioni ovattate, che si sciolgono pagina dopo pagina, talvolta impercettibilmente, accompagnate dalle note di Chopin, Bach e Debussy.
Mi piacerebbe definirlo un romanzo onomatopeico.
Il suono è infatti il filo portante della narrazione, unisce e divide, talvolta accompagna, ma la sua presenza è una costante. Abbiamo il mare che bagna le coste della Sardegna, il pianoforte, il flauto, Milano ed infine "[...] l'amore che si fa con il rumore dei gabbiani.".

Mal di pietre è un racconto nostalgico, che parla d'amore con la stessa freschezza e semplicità dei bambini, i quali custodiscono il dolore con un'ingenuità commovente. 

  "[...] Tutti erano convinti che un uomo di 50 anni non guarderebbe mai una coetanea, però questi erano ragionamenti validi per le cose del mondo. L'amore no. L'amore non bada nè all'età nè a nient'altro che non sia l'amore. [...] Se lui glielo avesse chiesto, lei non sarebbe tornata a casa mai più. Perchè l'amore è più importante di tutte le altre cose. [...]"

Nell'epicentro del romanzo troviamo una donna, il suo matrimonio e il suo amore extraconiugale con il Reduce, incontrato in un luogo termale, dove entrambi curano su mali de is perdas, letteralmente il mal di pietre, ovvero i calcoli renali.
Un male che si tramuta in mal di amore, e che ci viene narrato dalla voce della nipote tramite pianti, sorrisi e stupore. 

Mal di pietre, pietre preziose come "[...] Il cielo a pezzetti fra i rami spogli degli alberi."
Preziose come questo romanzo che non è altro che un microcosmo femminile, costellato da donne estremamente diverse tra loro, scritto da una penna aggraziata dal tratto leggero.

"[...]Lei non era matta, era una creatura fatta in un momento in cui Dio semplicemente non aveva voglia delle solite donne in serie e gli era venuta la vena poetica e l'aveva creata."
Ho scovato questo gioiello in uno scaffale nascosto ed impolverato di un mercatino dell'usato, ad occhi chiusi. Sono contenta di averlo sistemato in borsetta e di avergli lasciato arricchire il mio piccolo universo di lettrice.


Claudia 

La colonna sonora della mia lettura: 
Ludovico Einaudi, Night
De Andrè, Bocca di rosa

lunedì 21 novembre 2016

Che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te


Ho sempre creduto che si scriva per necessità; necessità di farsi sentire, di rendere quasi tangibile il proprio groviglio interiore, che sia questo frutto di sentimenti positivi o negativi.
Difficilmente si decide di prendere foglio e matita quando dentro non si ha niente.

Soprattutto, credo che non si leggano libri così dolorosi se non si ha mai provato cosa vuol dire soffrire. Forse mi sbaglio, ma per quale motivo una persona felice dovrebbe farsi carico delle ferite altrui? Perchè dovrebbe condividerle o anche solo sfiorarle per un momento?




Ho preso in mano parecchie volte Che tu sia per me il coltello di Grossman dalla mia libreria. L'ho sempre riposto con cura, di nuovo, al suo posto, tra La signora Dalloway e Il giardino dei Finzi Contini.
Curiosa collocazione. E' stato per mesi a fare compagnia alla mia autrice preferita, insieme al libro che mi ha dato il coraggio di fare un passo avanti, come se sapesse che sarebbe stato necessario prima o poi. 

Questo libro si costruisce usando come fondamenta Lettere a Milena di Franz Kafka, autore che mi sta a cuore per mille motivi, tanto che il titolo Che tu sia per me il coltello fa riferimento alla celebre citazione kafkiana:
"[...] Che tu sia per me il coltello, con cui frugo dentro me stesso."
Inusuale nella sua forma e struttura essendo un romanzo epistolare, trae la sua forza proprio da questa sua peculiarità: una serie di lettere scritte da un uomo, Yair, ad una donna che non conosce, Myriam, con la quale inizia un rapporto basato esclusivamente sulla potenza delle parole. Un rapporto profondo, ma libero da qualsiasi vincolo. 

Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità, per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso: "Con lei ho stillato verità". Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle [...]

Strano come Grossman sia caduto su di me proprio in uno dei momenti più felici della mia vita. Ancora più curioso è come abbia potuto prendermi per mano e aiutarmi a voltarmi indietro, forse un'ultima volta. 

Yair è uno dei personaggi maschili più umani che io abbia mai incontrato. Terribilmente umano, a tratti disturbante. 
Scrive, scrive, scrive. Tutto ciò che la sua mente riesce a partorire pensando a lei e alla propria inutile e insoddisfacente vita. 

Una volta hai riso dicendo che le mie lettere sono come una matassa. Lo so, sono talmente aggrovigliato che ora, forse, non è più possibile districarmi. Non cerco nemmeno di convincerti a provare, ti chiedo solo di tenere in mano quella matassa, per un attimo, un altro mese, quanto potrai. E' una richiesta non da poco, lo so. Ma ora ti trovi alla giusta distanza tra la mia infamia e il mio orgoglio [...] e non puoi sottrarmelo. 

Non si può parlare di amore. L'amore non è solo condivisione del proprio dolore, e nemmeno aggrapparsi all'altro cercando di non annegare, questo lo so bene. 
Questo spesso mi ha fatto quasi commuovere. Sentire il disagio interiore di un uomo che cerca, annaspando, di farsi salvare da una donna che nemmeno conosce e che crede di amare.



C'è qualcosa di morboso in Yair. L'intensità della sua sfera emozionale è totalmente ingigantita, ma soprattutto il suo disagio interiore è talmente forte da insudiciare le pagine che hai tra le mani. 
Eppure io l'ho apprezzato nella sua nudità.
Forse perchè siamo stati tutti un po' Yair, oppure ne abbiamo incontrato uno, oppure lo coviamo dentro di noi. 

Probabilmente la lezione da portarsi dietro è questa: non sempre bisogna cercare di cancellare alla rinfusa ciò che è stato. Vero, sarebbe molto più liberatorio rimarginare le ferite che ci cristallizzano nel passato, ma sarebbe senz'altro più doloroso perdere per sempre una parte della propria vita.
I legami vanno al di là della carne.  

Come hai scritto? "Per aiutarci l'un l'altro a essere tutto quello e tutti colore che siamo.

C'è molto di più nelle relazioni interpersonali; le parole rimangono, quelle che diventano inchiostro sulla carta oppure che vibrano nell'aria diventando suono. 
Sono quelle che contano. 

Quindi, scrivete, date voce a quello che avete dentro e non vergognatevene, ma soprattutto date valore a ciò che provate, sempre

Claudia 

La colonna sonora della mia lettura:
Bella Notte di Ludovico Einaudi 
Space Oddity di David Bowie
Winter Bird di Aurora

domenica 28 agosto 2016

Di tutto un po', ossia quando finisce l'estate

 Ultimi acquisti libreschi risalenti a fine giugno

Parliamo di un summer ending mentale, non astronomico, per intenderci.
Le mie vacanze si stanno concludendo, ed effettivamente sono letteralmente volate. Ammesso e concesso che qualcuno abbia mai detto nella sua vita oddio, non ne posso più di riposare, quando finiscono le vacanze?
Sta di fatto che settembre è alle porte ed io devo riniziare a studiare. Le mie giornate torneranno ad essere scandite dal mio tomato timer: venticinque minuti di studio, cinque di pausa, venticinque di studio, cinque di pausa... in un loop infinito ed estenuante per le mie povere cellule neuronali (e non solo). Eppure, non nego che immergermi nei tomoni di medicina mi piaccia.
Intervallare lo studio a qualche lettura ancor di più.

 A room with a view, o meglio My room with a view

A proposito di letture, durante le ultime due settimane ho letto quattro titoli bellissimi che vi consiglio a prescindere e dei quali vi parlerò in modo più approfondito in un #Libriinpillole.
Ho portato finalmente a termine Walden di Thoreau, libro che è diventato la mia personale Bibbia. Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani mi ha scaldato il cuore come solo Buzzati riuscì a fare con il suo Il segreto del bosco vecchio.
Mi sono innamorata follemente di Karl Ove Knausgard con La morte del padre e ho apprezzato molto Fight Club, il mio primo Palahniuk.

In questo mese di pausa dall'università ho anche cercato di arricchire i contenuti de La giovane Libraia.
Anche se il fulcro rimarrà sempre e comunque il blog - e nulla lo sostituirà, ora abbiamo una newsletter settimanale su TinyLetter (per iscrivervi qui) dove vi parlo ogni sabato della mia settimana, tra libri, musica, film e molto altro. Un modo per tenerci in contatto con leggerezza, soprattutto quando non ho molto tempo per girare video o scrivere articoli per il blog.
Potete seguirmi anche su Goodreads (qui) e su Instagram (qui).
(Per quanto riguarda Instagram, ho un profilo privato per necessità personale, ma potete tranquillamente farmi richiesta)
 
Inoltre sul canale ho caricato qualche nuovo video:

Qui vi parlo di Un cigno selvatico di Michael Cunningham, edito La Nave di Teseo 

Qui vi propongo un video - discussione che ha come temi il tempo, la tecnologia e la lettura

Siete tantissimi ed io vi ringrazio davvero tanto perchè leggete i miei post sconfusionati, guardate i miei video sentimentali e mi apprezzate per la lettrice che sono. 
Grazie.

lunedì 25 luglio 2016

Leggere mi ha cambiato la vita - Evento a premi per il secondo compleanno del blog

Due anni fa, un po' per gioco, scrivevo il mio primo post in questo piccolo spazio virtuale.
Non sapevo dove sarei andata a parare, tanto meno dopo quanto tempo mi sarei annoiata e avrei lasciato perdere.
La costanza nei progetti ludici mi è sempre mancata, quella la tengo accesa per lo studio e per gli sport di squadra generalmente.
Dico generalmente perchè in questo caso parliamo di un'eccezione.
Voi siete la mia eccezione.
Perchè? Perchè dopo due anni abbondanti io amo ancora scrivervi, parlarvi e sentirvi. Questo è diventato il mio, il nostro, piccolo antro. La mia coperta di Linus.
Ho conosciuto persone meravigliose, ho condiviso con voi gioie e dolori, nonchè bellissime letture.
Anche se non sono molto brava in queste cose, un grazie mi sembra d'obbligo.
Grazie a chi mi segue in silenzio, grazie a chi trova il tempo per lasciarmi un commento, grazie a quelli che mi cercano quando sparisco - e lo so, capita spesso. Grazie a chi mi ha dato fiducia subito e a chi magari ha aspettato di conoscermi meglio.
Grazie a tutte le ragazze del mondo dei BookTuber, le quali mi hanno accolta a braccia aperte e non perdono mai occasione per riempirmi di complimenti e belle parole.
Insomma, grazie a tutti quanti. Siete speciali.

Per rendere speciale questo traguardo, ho deciso di organizzare un piccolo evento a premi, il concorso fotografico Leggere mi ha cambiato la vita, il quale ha come scopo principale la condivisione e la diffusione della nostra passione per i libri e la lettura.
Confidando nella vostra partecipazione, vi lascio il video di presentazione e il regolamento qua sotto.

Vi aspetto miei cari,
un abbraccio grandissimo!



REGOLAMENTO 

Quando e dove?
Il concorso si svolgerà a partire dal 25 luglio 2016 al 15 agosto 2016, sulla pagina Facebook La giovane Libraia.

Come posso partecipare? 
- Inviami una foto dei 5 libri che ti hanno cambiato la vita, scrivendomi quanto è importante per te la lettura
- Iscriviti al mio canale YouTube, diventa lettore fisso del Blog e metti mi piace alla mia Pagina Facebook
- Tramite l'hashtag #LagiovaneLibraiaCompliblog condividi la tua foto e acchiappa tanti pollici in su!

La tua foto verrà inserita nell'album Leggere mi ha cambiato la vita - Compliblog sulla pagina Facebook.

Come faccio a contattarti e inviarti la foto?
Molto semplice. Scrivimi direttamente tramite la pagina facebook, oppure invia una mail a lagiovanelibraia@gmail.com 

Chi vince? 
I vincitori saranno i 5 lettori che otterranno più mi piace entro le 23.59 del 15 agosto.

Cosa si vince?

1-2ndo posto: 
Un libro a scelta della collana I pacchetti edito L'orma editore (sfoglia il catalogo qui) + un segnalibro personalizzato dipinto a mano

3-4-5nto posto:
due segnalibri personalizzati dipinti a mano

Allora, tu parteciperai, vero?

Contatti
 


sabato 11 giugno 2016

Liebster award 2016: il magico momento dei bloggers

Qualche settimana fa sono stata contattata da Luz del blog Io, la letteratura e Chaplin - che colgo l'occasione per ringraziare tantissimo! - per un'iniziativa bellissima: il Liebster Award.
Si tratta di un premio che viene assegnato a blog con meno di 200 follower, insomma una bellissima iniziativa che ha come scopo quello di scambiarsi idee e spunti.
Let's start.

1. Ringraziare chi ci ha premiato, anche due volte (non fa mai male!). Ringrazio tantissimo Luz per l'attenzione che mi ha dedicato.
2. Scrivere qualcosa sul blog che preferite. A tal proposito, vorrei spendere due parole sul suo blog. Lo adoro, inutile dirlo. I suoi articoli oltre ad essere sempre fonte d'ispirazione e riflessione, sono particolarmente curati. Siccome anche l'occhio vuole la sua parte, come si suol dire, anche la grafica merita un po' di attenzione. E poi, voglio dire, condividiamo la stessa passione per Virginia Woolf. E ho detto tutto. Continua così!

3. Rispondere alle 11 domande del blogger che ti ha nominato
1. Il primissimo libro che hai letto?
Fin da quando ho imparato a leggere (cavolo, c'è stato un periodo della mia vita in cui effettivamente non sapevo leggere?!) sono stata una divoratrice di carta e inchiostro. Eppure credo che il mio primo  libro sia stato Harry Potter e la camera segreti, come dimostra la prima di copertina della mia copia!
2. Qual era il tuo sogno da bambino/bambina? Lo hai realizzato almeno in parte?
Ero una bambina con una fervida immaginazione, di conseguenza ho sempre avuto una marea di sogni nel cassetto. Affrontare il malefico test d'ingresso e studiare medicina faceva parte dei miei progetti.
Per tutti gli altri ... i sogni son desideri di felicità. 
3. C'è un insegnante che ha segnato un momento importante della tua vita scolastica o universitaria?
Ho avuto il piacere di incontrare parecchi insegnanti capaci e pieni di passione per il loro lavoro. Ma il mio cuore è rivolto al mio prof. di italiano e latino  avuto durante il trienno al liceo.  
4. I tuoi familiari condividono con te la tua esperienza di blogger?
I miei familiari sono sempre pronti a spronarmi e sostenermi nei miei progetti. Quando ho deciso di aprire un blog e con canale youtube annesso sono stati i primi iscritti. Condividono con me l'entusiasmo che metto in quello che scrivo e per questo li ringrazio davvero tanto. 
5. Qual è il "viaggio impossibile" che compi puntualmente nei tuoi pensieri?
Sono al binario 9 e tre quarti. Ci vediamo ad Hogwarts!
6. Da 1 a 10 quanto ti piace il tuo carattere? 
Credo un bel 9 pieno e non è narcisismo, anzi. Semplicemente dopo anni e anni in conflitto con me stessa, mi sono resa conto che in fondo nonostante i miei difetti, mi amo per quella che sono. Non potrei essere diversa. Il mio carattere è sinonimo di quello che sono stata, di quello che sono e di quello che sarò.
7. Quanto conta l'amicizia per te? 
Per me l'amicizia, quella vera, è un legame viscerale, bellissimo, fondamentale. L'amicizia va al di là dei legami di sangue, e per questo è ancora più profonda. E' un sentimento coraggioso che ci può migliorare e rendere felici. 
8. Sei un tipo sportivo? O irrimediabilmente pigro?
Sono una tipa molto sportiva, anche se con l'inizio dell'università i miei ritmi sono calati. Fin da piccola sono stata abituata all'attività fisica. Dalla ginnastica artistica, al nuoto, per approdare definitivamente al calcio. Da ragazza competitiva quale sono, vi dico che poche cose sono più appaganti di dare tutta sè stessa per la propria squadra.
9. L'ultimo modello di pc che hai acquistato?
Un toshiba.
10. Se tu fossi un libro, saresti...
Il segreto del bosco vecchio di Buzzati
11. Quanto tempo avrai impiegato a scrivere questo post? :-)
Davvero tanto, troppo tempo! Circa una settimana, cavolo!
 
4. Scrivere, a piacere, 11 cose di te
Gioco a calcio, o meglio, giocavo a calcio a livello agonistico. Mi manca. 
Amo il cioccolato fondente e il formaggio. Qualsiasi tipo di formaggio. Datemi del formaggio!
Ho frequentato una scuola di musica per quattro anni, suonando la chitarra classica.
Se potessi viaggerei per tutta la vita, per fotografare il mondo con la mia reflex.
Sono gelosa della mia indipendenza.
Mio fratello è il mio bene più prezioso.
Ho il terrore di dimenticare i momenti più importanti della mia vita. Per questa ragione da qualche anno tengo un'agenda e la riempo con foto, frasi, musica, libri. 
Sono una libellula.
Nei momenti più difficili mi faccio forza con la massima la mente domina la materia.
Freddie Mercury morì il 24 novembre del 1991. Non l'ho ancora accettato. 
Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

5. Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower
1. Un libro e una cioccolata di Rebecca 
2. I libri di Gi di Giada
3. Saravskij di Sara 
4. What we talk when we talk about book di Penny Lane
5. If you have a garden and a library di Antonella
6. Le nove Muse di Elisa
7. Peek a book di Valentina
8. Libri in pantofole
9. Sfogliando la vita
10. Smell of books
11. Le pagine di Leda di Leda

6. Formulare le 11 domande per i blogger che si nomineranno 
1. La tua autrice donna preferita?
2. Come ti vedi tra dieci anni?
3. Quanto è importante per te la tua famiglia?
4. Qual è il luogo più bello che hai visitato nella tua vita?
5. Quali sono i movimenti artistici che preferisci?
6. Hai una sorta di "colonna sonora" che ti accompagna?
7. Se dovessi scovare nella memoria il momento più felice della tua infanzia ...
8. Il tuo gioco da tavola preferito?
9. Hai un amico a quattro zampe?
10. La felicità è ...
11. Hai un sogno nel cassetto?

7. Informare i blogger del premio assegnato
Sono giunta al termine!
Ringrazio ancora Luz per questa opportunità. Anche se ho faticato un po' - è molto difficile parlare di sé stessi - mi sono divertita, veramente. Queste piccole cose mi scaldano il cuore.
Grazie a tutti quanti per il tempo che mi dedicate leggendomi, per le vostre parole di apprezzamento, per la vostra rassicurante presenza, anche se dietro ad uno schermo. Siete preziosi.

Un abbraccio,
Claudia

sabato 4 giugno 2016

Libri in pillole #6 - Rughe, ossia il racconto di una vita

Premessa: non sono un'appassionata di graphic novel, ma vorrei diventarlo. 

E' sempre difficile parlare di letture che si insediano nella memoria, specialmente se accarezzano le tue esperienze passate. Ci provo.


Rughe. 
Rughe è un racconto delicato ed affettuoso, al contempo umoristico e, ahimè, anche malinconico.

Nel tratto caratteristico di Paco Roca - il quale è entrato a far parte dei miei fumettisti preferiti - prende forma la storia di Emilio, un uomo anziano destinato a passare i restanti giorni della sua vita dentro un istituto per anziani, essendo i suoi parenti incapaci di prendersene cura.
Paco Roca si fa infatti voce di una realtà sempre più usuale nella nostra società: affidare a terzi il gravoso compito di prendersi cura della vecchiaia dei nostri cari - scelta talvolta obbligata.

Siamo sempre più predisposti ad un approccio pessimistico verso la vecchiaia.
Cerchiamo di ritardarne i sintomi, giorno per giorno. Come se il termine vecchio fosse sinonimo di decadimento
Siamo circondati da malattie neurodegenerative, le quali ci ricordano come il nostro vissuto sia labile, i nostri ricordi possano essere distrutti da un momento all'altro.
Non a caso infatti ad accompagnare Emilio c'è il morbo di Alzheimer, una delle patologie più discusse, temute e misteriose del nostro secolo.  

Emilio è un espediente, un vettore, attraverso il quale ci è possibile osservare più da vicino una vera e propria comunità di persone al culmine della loro esperienza di vita. Uomini e donne che si aggrappano ai propri affetti e al proprio passato, intraprendendo una battaglia contro il tempo che passa e la fine che si avvicina.

Paco Roca ci dipinge una tela affollata di annedoti sulla senilità con maestria, riuscendo a far riflettere il lettore con leggerezza.
La cosa più importante però, è che la sua tela è ricca di esseri umani.
Sono lì per ricordarci che la vecchiaia è una tappa obbligata, che non può essere nascosta ai confini delle nostre vite.

Ci dicono che forse, quando i margini dei nostri ricordi si faranno sfocati, quando il viso delle persone che abbiamo amato durante la nostra vita si faranno anonimi, noi vorremo qualcuno accanto a noi che nonostante tutto ci ricordi che il nostro vissuto è stato memorabile

Non dimenticatevi di chi avete avuto accanto.
Ricordate, ricordate per loro. 


Alla mia dolce zia, 
 Claudia 


giovedì 12 maggio 2016

La "pulce" musicale di Italo Calvino - Franco Cesati Editore

Si leggono pochi autori italiani, si evitano le case editrici indipendenti.
Due luoghi comuni, discutibili senz'altro, ma che fanno da bello sfondo per il libro di cui voglio parlarvi questa sera.

Mi è stata gentilmente inviato dalla casa editrice Franco Cesati Editore (che colgo l'occasione per ringraziare) una vera e propria chicca su uno degli autori italiani contemporanei più apprezzati degli ultimi tempi: Italo Calvino.

"[...] Eppure uno scrittore così tanto letto e studiato, i cui libri si trovano esposti in bella vista sugli scaffali di qualsiasi libreria [...] tiene nascoste le sue sorprese, le sue preziose rarità, lontano da occhi indiscreti, da giudizi azzardati e da orecchie inesperte.[...]"
Inizia così il saggio di Giovanni Inzerillo, La "pulce" musicale di Italo Calvino.
Stiamo parlando infatti di quella sua vena teatrale e musicale sconosciuta a molti.
Chi se lo aspettava, insomma, un Calvino appassionato di balletti e librettista di Mozart?
Eppure la sua genialità creativa ci è ben nota. Ma ci stupisce sempre, con effetti speciali - come si suol dire.
Nonostante non fosse in possesso di una grandissima cultura musicale - a differenza di molti altri autori, quali Montale ed Eco - Calvino si destreggia bene tra la sua caratteristica prosa narrativa e un'ottima impronta musicale.

Le sue canzoni sono un contributo prezioso per la cultura musicale degli anni Cinquanta-Sessanta ed hanno come scopo quello di stimolarla, inserendo tematiche di più ampio spessore ed estirpando piano piano l'aspetto ludico, fine a sé stesso.

Inzerillo analizza con gran cura, ma senza mai annoiarci, una cernita di testi poetici destinati ad essere accompagnati da un pentagramma. Testi come Dove vola l'avvoltoio? e Sul Verde Fiume Po, i quali si riferiscono sempre ad aspetti della realtà in cui Calvino vive.
Parliamo di neocapitalismo, dopoguerra e odio bellico.
 Avevamo vent'anni e oltre il ponte / oltre il ponte che è in mano nemica / vedevam l'altra riva, la vita, / tutto il bene del mondo, oltre il ponte.
Si tratta senz'altro di canzoni che vanno apprezzate per la scelta del lessico, intrinsecamente sonoro,  in quanto l'arrangiamento musicale - molto spesso limitato - non era nemmeno curato da Calvino.

Siccome non ci fa mancare niente, Inzerillo ci introduce anche al racconto teatrale mimico Allez-Pop, pubblicato a ridosso del 1958 - 1959, che ha come protagonista ... una pulce.

Insomma, e pensare che il nostro Italo dichiarò "Il mondo della musica mi dà soggezione".

E mentre canticchio Turin-la-nuit o Rome by night, sorseggiando una tazza di latte caldo, perchè non spulciate un po' il catalogo della Franco Cesati Editore?
Insomma, scovate le perle nascoste e fatemi sapere.



Un abbraccio, 
Claudia


Contatti
 

domenica 1 maggio 2016

Libri in pillole #5 - Anna Karenina muove il mondo

Eccoci, dunque.
Io, un foglio di carta bianco e te.
Solo noi due, per l'ultima volta. Poi ti poserò nel tuo scaffale, accarezzerò il tuo dorso e sospirerò.
In realtà è un arrivederci, e tu lo sai bene Anna.
Sai che negli ultimi venti, trenta giorni - quanti sono stati poi? - mi hai scavato un piccolo solco nell'anima, pagina dopo pagina. E pensare che all'inizio non ti capivo nemmeno poi tanto; troppo fredda, forse. 
Col tempo ho imparato a conoscerti meglio. A dire il vero non c'è voluto poi molto. Giusto qualche battuta, qualche sguardo con Vronskij e io ti ho capito.
Era questo che volevi Lev, giusto? Un lettore sveglio, che andasse oltre la corporeità delle vicende narrate.
Eh sì, perchè un discorsetto va fatto anche a te. Non mi sono di certo dimenticata.
Hai presente Schopenhauer? Magari lo avrai sentito nominare, anche solo per sbaglio. Bhè, questo signore parlava di un certo velo di Maya, un velo che distorce l'essenza della realtà stessa, posto tra noi e la verità. Ed è come se tu lo avessi strappato. Ma come è possibile?
Ah, il potere delle parole. 
E ora mi trovo a delirare su quello che hai scritto, mio caro Lev.

Vorrei parlare di Vronskij, uomo quanto mai ordinario, il quale vive di rendita, ama le corse ippiche, non riesce a far tacere la madre, corteggia un po' tutte le donne che incontra. Ma dimmi, come faccio? Come faccio a spiegare quanto la sua personalità sia diversa da quella di Anna? Come si fa a descrivere un uomo obbligato a prendere una posizione rivoluzionaria che non riesce a sostenere, nemmeno per amore? Ma poi, dimmi Lev, lui la amava veramente?

Ma torniamo a te, Anna.

Anna, tu sei una donna straordinaria. Vittima di due uomini troppo innamorati di loro stessi per accorgersi di avere tra le mani una gemma preziosa.
Tu, circondata da uomini e donne superficiali, mediocri, sprofondati nei codici sociali. Tu brilli. 
Non subito, però. Ti fai spazio pian piano, fino a quel momento. Quel fatidico momento.
Nel tuo sguardo "[...] i visi della gente si deformano, le miserie della vita sociale vengono smascherate, le convenzioni umane svelano la loro artificiosità. [...]"*
Hai scardinato l'insopportabile conformismo in cui eri immersa. Hai smesso di accettare la falsità di un mondo che, insomma diciamocelo, hai sempre rifiutato dentro di te.

E ringraziamolo Vronskij, per averti dato la spinta verso il lancio, anche se i suoi occhi e il suo sorriso si sono fatti di ghiaccio quando gli hai spiattellato in faccia la realtà della vita.
Poco importa.

Ringraziamo anche Stiva e Dolly, Levin e Kitty. Ringraziamo Betty e Karenin - anche se vi ho odiato e continuerò a farlo.
Ma ringraziamoli.
Tanto alla fine siamo rimaste solo io e te. 
Io che mi sono dovuta ricredere, quando per sbaglio ti ho definito un personaggio passivo, alla Lucia Mondella. E tu, che invece sei la forza motrice di tutto.

Sei l'eroina di te stessa. E sei la mia.

Grazie Anna Karenina.

Grazie Lev Tolstoj.

Vostra, Claudia

Note:
* Cit. Eraldo Affinati


Contatti

venerdì 1 aprile 2016

Libri in pillole #4 - Kafka e la metamorfosi


La letteratura del primo Novecento è affascinante; è la letteratura dell'inquietudine, la quale si porta dietro i dubbi e le ombre seminate dal Decadentismo di fine Ottocento, abbandonando completamente la visione positivista del progresso sociale ed economico degli albori del XIX secolo.
L'età dell'ansia, della psicoanalisi di Freud, del flusso di coscienza di Joyce e Proust, della dispersione, dell'Astrattismo, della musica dodecafonica.
Tra le menti geniali di questo periodo troviamo Franz Kafka, un altro dei miei amori letterari (la situazione mi sta sfuggendo di mano, me ne rendo conto!) che non posso non spingervi a conoscere meglio.

Kafka incarna la perfetta raffigurazione del profondo malessere che caratterizza il Novecento.
Nato a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di origine ceca e madrelingua tedesca, è brutalizzato dal rapporto con il padre.
In lui convivono senso di colpa ed oppressione, aspetti della sua vita che impregnano i suoi scritti.
 
Nelle sue opere spicca il perturbante, nel suo significato psicoanalitico.
La chiarezza e la precisione stilistica, accompagnata da un narrare realistico, si oppongono alla generazione di situazioni del tutto illogiche ed irrazionali.
Tutti abbiamo sentito almeno una volta l'aggettivo kafkiano, utilizzato per indicare una situazione del tutto assurda ed ostile. Questo perchè le situazioni create da Kafka sono ormai un'emblema che va ben oltre la letteratura e fanno parte del nostro quotidiano.
"Gregor Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica."
E' così che si apre La metamorfosi, il racconto più celebre dell'autore.
Gregor Samsa una mattina, inspiegabilmente, si trova trasformato in uno scarafaggio.
Un'immagine forte che esplica la lacerazione tra senso del dovere e le reali aspirazioni dell'autore stesso, trasmettendo un'asfissiante sensazione di oppressione.
Uno degli aspetti più interessanti sta proprio nei parallelismi che ogni elaborato ha con la biografia dell'autore.

Leggendo Kafka si viene invasi da un senso di inadeguatezza, quasi claustrofobico. Accompagnati dalle allegorie vuote, ci si sente sotto autoaccusa, condannati a un destino di insignificanza.


Oltre che consigliarvi la lettura de La metamorfosi, vi segnalo una graphic novel trovata per caso in una delle mie peregrinazioni alle bancarelle dell'usato.

Una vera e propria chicca per gli amanti del nostro caro Franz, che mette in luce gli aspetti più salienti della sua vita, rapportandoli con la stesura delle sue opere più celebri.

Sto parlando di Kafka for beginners di Crumb Robert e Zane Mirowitz David.


Insomma, leggetevi Kafka.

Claudia  





 
Contatti


giovedì 31 marzo 2016

Libri in pillole #3 - Perchè leggere Dostoevskij

Come vi ho spesso detto, la mia vita da lettrice è una continua metamorfosi, uno sperimentare nuovi generi ed autori, alla ricerca di una visione più ampia e, azzardiamo, completa.
Mi metto in gioco come lettrice, ma anche come persona.
D'altra parte non è questo uno dei pregi più grandi della lettura stessa? Crescere pagina dopo pagina, riscoprirsi tra le parole.
Ed è per questo che voglio invitarvi ad avvicinarvi al mondo della letteratura russa dell'Ottocento, dal quale mi sono sempre tenuta volontariamente alla larga. Fino a quando non ho letto Le notti bianche di Dostoevskij.

Gli autori russi hanno sempre quella strana tendenza ad intimorire il lettore medio, sia per la ben nota prolissità dei loro elaborati, sia per quel misticismo reverenziale che avvolge le imponenti, quasi ingombranti, figure di Tolstoj, Dostoevskij, Gogol' e Turgenev.
Complice forse anche l'istruzione scolastica, si è sempre un po' ostici nell'intraprendere la lettura di un romanzo russo, soprattutto se parliamo dei mattoni più conosciuti Anna Karenina e Delitto e Castigo.
Ma se invece che buttarsi a capofitto in Guerra e Pace non ci si facesse spazio in punta di piedi?
Piano, piano. Giusto un assaggio, per poi innamorarsi perdutamente della società cristallizzata della Russia zarista.
Insomma, perchè non iniziare con Dostoevskij? Perchè non iniziare da Le notti bianche e Il giocatore?

Dostoevskij è un innovatore e la sua genialità traspare anche da questi romanzi brevi. Anzi, tutto il suo potenziale è riassunto proprio nelle sue opere minori. Dei veri e propri emblemi di quello che sarà - o così spero - nei suoi romanzi più celebri.
Il romanzo di Dostoevskij è polifonico. Dimenticatevi della narrativa tradizionale, dove i pensieri dei personaggi sono proiezioni della visione dell'autore stesso.
Con Dostoevskij ci troviamo di fronte a un coro di voci indipendenti, in cui il narratore è solo uno tra tanti, allo stesso livello di tutti gli altri personaggi.
Ecco la grandiosità di questo autore.
Come scrisse Bachtin "Dostoevskij crea non schiavi silenziosi, [...] ma uomini liberi, atti a stare accanto al loro creatore, a non condividere le opinioni e persino a ribellarsi contro di lui."
Ci troviamo di fronte ad una pluralità di mondi, tappezzati da protagonisti con una propria visione della realtà.
La dimensione temporale abbandona l'oggettività a favore di una dilatazione completamente soggettiva, corrispondente alla profondità dei processi interiori dell'uomo.
Ed è così che il sognatore de Le notti bianche e Aleksej Ivanovic de Il giocatore sono liberi tra le pagine, nella loro incompiutezza, sottratti a qualsiasi definizione stabile.
Senza una direzione, senza risposte, senza verità.

Tra il materialismo ossessivo di Aleksej Ivanovic per il gioco d'azzardo e l'impalpabilità delle emozioni del sognatore c'è tutto questo.
Apparentemente due racconti agli antipodi, così differenti, eppure entrambi così venali, collegati da un sottile filo conduttore: il gioco crudele della vita.
Tra le parole di un Dostoevskij quanto mai ironico e distaccato, c'è sempre quell'ombra dell'irrealizzabilità di ogni qualsiasi progetto di felicità umana.
Uomini non schiavi del loro creatore, quanto piuttosto della loro stessa natura, della loro stessa vita. Incapaci di sdoganarsi dai loro vizi, ma con la voglia di violare ogni regola imposta dalla visione socialista, razionalista e capitalista. Posti all'interno di un continuo dibattito tra bene e male, perversione e bontà.

Quando al liceo mi è stato detto "Dante è tutto", ci ho creduto. Tutt'ora ci credo.
Ma ho scoperto che c'è dell'altro.
C'è Dostoevskij.

Claudia

Contatti
(Gruppo di lettura A cena con Dosto di Rebecca qui)

venerdì 18 marzo 2016

Sul comodino - #Fridaynight

18 marzo 2016.
Dopo una delle solite giornate frenetiche tra aule universitarie e segreterie studenti, finalmente posso godermi il mio venerdì sera da vera festaiola.
Computer, trapunta, kobo e gelato.
Ahh, la gioventù.
Il ritorno del post tutto e niente che tanto aspettavate, giusto per essere sicuri che respiro ancora (quel poco di ossigeno pulito che si trova in città, insomma).
I mesi passano in un battibaleno. Tra poco mi trovo un anno più vecchia, la mia vita da teenager è ormai un ricordo dolce che si affievolisce sempre più, mentre sulle mie spalle pesano sempre più responsabilità. Ma per vedere il bicchiere mezzo pieno - cosa che devo impormi per non crollare - sto costruendo il mio futuro giorno per giorno, facendo quello che mi piace, con un sorriso.
(e una marea di sudore, ma ho detto che guardo il bicchiere mezzo pieno!)
Ora, la mia vita da lettrice - quello che alla fine interessa a voi - è in continuo mutamento. Leggo tanto, e leggo cose belle.
Questa è la felicità.
Trovare alla sera accanto al proprio letto qualche pagina da sfogliare per sentirsi un po' meno sola sotto le coperte, un po' più forte davanti alle sfide, un po' coccolata nei momenti malinconici.
E con qualche pagina intendo sei libri.
Ormai l'abitudine di leggere un libro alla volta è stata sostituita dalla cattiva tendenza ma sì, inizio anche questo tanto è corto. 
Eh beh certo. Finchè non ti ritrovi con la torre di Pisa sul comodino.
Le fondamenta sono solide.
Note invernali su impressioni estive di Dostoevskij per il gruppo di lettura A cena con Dosto di Rebecca.
Bello, bellissimo. Diari di viaggio, la mia passione.
I fiori del male di Baudelaire.
Lei piange insensata, perchè ha vissuto e perchè vive! Ma quel che soprattutto ella deplora, e la fa fremere sino ai ginocchi è il fatto che domani bisognerà che viva ancora. Domani, e domani ancora, e sempre. Come noi.
Labirinti di parole, quanto basta.

Saggistica ne abbiamo? Ovvio. Books vs cigarettes di Orwell, pure in lingua. Tant'è.
Narrativa italiana nuova e promettente con Lacci di Starnone, un po' di oriente con il mio primo Murakami, in e-book, Norwegian Wood.
E, per non farsi mancare proprio niente, La pulce musicale di Italo Calvino; un breve saggio inviatomi gentilmente dalla casa editrice Franco Cesati Editore. (Ve ne parlerò presto.)

E pensate, in tutto questo riesco anche a caricare dei video sul canale youtube. Insomma, chiamatemi Wonder Woman.






Incredula di aver scritto un post, vi lascio con un forte abbraccio e la citazione di una vita.

"[...] L'unica ossessione che vogliono tutti: l'amore.
Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime?
Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. [...]"
Oh, mio caro Roth.

Claudia

Contatti 

martedì 19 gennaio 2016

Miscellaneus, miscellanea, miscellanum.

Ma siamo già nel duemilasedici, qualcuno mi dice. Ed io ancora non vi ho nemmeno fatto gli auguri per un felice anno nuovo, miei prodi!
Potrei elencarvi le numerose peripezie che hanno costellato la mia vita negli ultimi mesi, ma, diciamocelo, per iniziare al meglio un nuovo anno è più conveniente abbandonare ciò che è stato e accogliere ciò che verrà. Senza necessariamente dimenticare, s'intende. In fondo, tutto fa esperienza, tutto ci fa crescere.
E quindi eccomi qui (della serie mi piego, ma non mi spezzo), per un chiacchericcio sulle mie letture del duemilaquindici e sui doni libreschi trovati sotto l'albero di Natale.
Il duemilaquindici è stato un un anno ricco di soddisfazioni letterarie, qualitativamente parlando.Ho avuto il piacere di scoprire penne a me nuove, ma anche rincontrare vecchie conoscenze come Dino Buzzati e Virginia Woolf.
Su un totale di venticinque libri - meno dell'anno scorso, per varie ragioni, ma senz'altro più soddisfacenti - ho solo due titoli che non mi hanno convinto molto. Parlo di Io non ho paura di Ammaniti e Pulp di Bukowski.
(Per quanto riguarda quest'ultimo autore, provvederò sicuramente a dargli una seconda possibilità.)
Vi consiglio tutti gli altri titoli.

Estasi culinarie di Muriel Barbery

Come un romanzo di Daniel Pennac
La boutique del mistero di Dino Buzzati
Le rane di Mo Yan
The hours di Micheal Cunningham
XIII - Il giorno del sole nero
XIII - Là dove va l'indiano
L'uomo che ride di Victor Hugo
Q di Luther Blissett
Annientamento di Jeff Vandermeer
La cripta dei cappuccini di Joseph Roth
Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald
La caduta. I ricordi di un padre in 424 passi di Diogo Mainardi
Diario di una scrittrice di Virginia Woolf 
Middlemarch di George Eliot alias Mary Anne Evans
Mendel dei libri, Amok, Bruciante segreto di Stefan Zweig
Doppio sogno di Arthur Schnitzler
Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf
Le notti bianche di Fedor M. Dostoevskij
Il giocatore di Fedor M. Dostoevskij
24 ore nella vita di una donna di Stefan Zweig
Cassandra di Christa Wolf
L'invenzione della madre di Marco Peano (il mio primo e-book!)



Come sapete, da questa estate ho una nuova libreria (leggi qui). Inizialmente era piuttosto vuota, ma ho rimediato velocemente! Mi sono creata un angolo tutto mio, in cui l'unica regola è rilassarsi leggendo un buon libro. Impresa non del tutto semplice, contando che la mia vita e il mio cuore è diviso tra due città meravigliose. 
Nonostante questo, nonostante la nostalgia che certe volte mi avvolge, tornare a casa dai miei affetti è sempre meraviglioso. Ricevo la carica giusta per continuare a lottare alla rincorsa dei miei sogni e per superare le difficoltà - quelle non mancano mai sfortunatamente.
Parlando invece di "frivolezze", ecco i doni libreschi ricevuti questo Natale.


Come potete notare, nel bottino troviamo un kobo, signori e signore. E chi se lo sarebbe mai aspettato? La sottoscritta che tradisce il buon cartaceo. Ma che tradimento e tradimento, miei cari!
Ho capito che la lettura digitale è un mezzo che arricchisce quella cartacea, senza assolutamente sostituirla. Ma di questo vi parlerò più avanti in un video.
Gli altri titoli si commentano da soli, e colgo l'occasione per ringraziare gli angioletti che me li hanno fatti trovare sotto l'alberello.

Per ora mi limitio ad augurarvi, dal profondo del cuore, che questo nuovo anno sia ricco di piacevoli sorprese, buone letture e tanta, tanta salute.
Grazie per tutto miei cari.
Un abbraccio,
Claudia

Contatti 

domenica 20 dicembre 2015

Letture in pillole #2

Brevi, ma intense, impressioni sulle mie ultime letture. Vi parlo di libri che mi hanno entusiasmato davvero tanto, che mi hanno lasciato qualcosa, che secondo me meritano davvero di essere letti.
Insomma, visto l'andazzo della mia vita - sempre super impegnata - vi propongo questa nuova rubrica, letture in pillole, per stuzzicare il vostro appetito da lettori con il mio solito chiacchericcio!

Oggi parliamo di L'uomo che ride di Victor Hugo e Cassandra di Christa Wolf. 



Titolo: L'uomo che ride
Autore: Victor Hugo
Edizione: Mondadori
Prezzo: € 11,00
Pagine: 717

Alla fine del diciasettesimo secolo, un bambino viene abbandonato da una banda di fuorilegge, i comprachicos, sulla costa meridionale dell'Inghilterra.
"Essere comico fuori e tragico dentro: non c'è sofferenza più umiliante, nè collera più profonda. Gwynplaine aveva quella sventura. Le sue parole volevano agire in un senso, il suo viso agiva in un altro: condizione terribile." 
Hugo, maestro indiscusso del romanzo storico ottocentesco, ci regala una vera e propria chicca. Per quanto considerato una delle sue opere minori, che potrebbe impallidire di fronte ai mastodontici I miserabili e Notre-Dame de Paris, ha una sua bellezza intrinseca che vale la pena di sfogliare.
Un affresco sulla società inglese del XVII secolo lungimirante, in cui vengono messi a fuoco il parassitismo della nobiltà e la sua opulenza, l'estrema povertà di un popolo sottomesso. Una realtà deformata e mutilata nella sua intelligenza.
"L'uomo è mutilato. Quello che hanno fatto a me, l'hanno fatto al genere umano. Gli hanno deformato il diritto, la giustizia, la verità, la ragione, come a me gli occhi, le narici e le orecchie; come a me gli hanno messo nel cuore una cloaca di collera e di dolore, e sulla faccia una maschera di allegria. Dove si era posato il dito di Dio, s'è appoggiato l'artiglio del re. Mostruosa sovrapposizione."
Questa è la storia di Gwynplaine, uomo destinato ad un ghigno perpetuo.





Titolo: Cassandra
Autore: Christa Wolf
Edizione: Edizioni e/o
Prezzo: € 8,50
Pagine: 189

Cassandra, la veggente di sciagure a cui nessuno crede, la figura femminile di cui si percepisce solo l'ombra nell'Iliade, grida a gran voce nelle pagine di un libro che non è una rivisitazione in prosa delle grandi gesta che videro crollare Troia sotto le armi dei greci, bensì un manifesto di memorie che ritrovano la luce nella penna di Christa Wolf.
"Ecco dove accadde. Lei è stata qui. [...] Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta dal cui fondo non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola. Con questo racconto vado alla morte."
Una morte che corrisponde ad alienazione, quel punto cruciale in cui con l'avvento della società patriarcale e gerarchica, l'epressione letteraria femminile sparisce per millenni. (C. Wolf)
Il libro della vita, il vessillo che dona dignità e consapevolezza ad uno dei personaggi che non ha mai potuto brillare tra i versi dell'opera di Omero, designata come vittima dell'autodistruzione di un modus vivendi.
Cassandra diventa il filo conduttore di tremila anni di storia, una delle figure più lontane eppure forse la più paradigmatica per il nostro tempo.
"Fu Enea - lui, a cui credetti sempre, perchè gli dèi trascurarono di donargli la capacità di mentire -, fu Enea, che mi confermò tutto, parola per parola: sì."
 Claudia, La giovane Libraia


Contatti 


domenica 30 agosto 2015

Letture in pillole #1

 Brevi, ma intense, impressioni sulle mie ultime letture. Vi parlo di libri che mi hanno entusiasmato davvero tanto, che mi hanno lasciato qualcosa, che secondo me meritano davvero di essere letti.
Insomma, visto l'andazzo della mia vita - sempre super impegnata - vi propongo questa nuova rubrica, letture in pillole, per stuzzicare il vostro appetito da lettori con il mio solito chiacchericcio!

Oggi parliamo di Q dei Luther Blissett e Le rane di Mo Yan. 





Titolo: Q
Autore: Luther Blissett
Edizione: Einaudi
Prezzo: € 14,00
Pagine: 677

Q viene pubblicato nel 1999 dai Luther Blissett, "nome multiplo sotto il quale agisce programmaticamente un nucleo di destabilizzatori del senso comune" (ora noti come Wu Ming).
Si tratta della prima opera in Italia pubblicata da un major con formula copyleft, detta dagli stessi autori formula anti-copyright.
Q è un romanzo storico brillante, ambientato nel periodo storico compreso tra il 1518 e 1555, nel cuore delle lotte religiose che sconvolsero l'Europa per oltre quarant'anni.
Uno degli affreschi storici più lungimiranti mai letti dalla sottoscritta.
Tra predicatori, papi, libri proibiti e principi veniamo immersi nella Germania di Lutero, in quella anabattista di Munster fino ad approdare in Italia, fulcro della politica inquisitoria del Papato.
Q non è semplimente un affresco storico dei tumulti che hanno segnato per sempre la storia del mondo Occidentale, bensì un vero e proprio "manuale di sopravvivenza", come gli stessi Wu Ming definirono la loro opera in un'intervista.
Racchiusa tra le pagine di questo capolavoro, c'è l'eco di un'allegoria dell'Europa di oggi, un parallelismo con i moti rivoluzionari del Sessantotto, o così mi piace pensare.
Sentirete di tutto su Q; libro tedioso, lento nella narrazione, apprezzabile in parte, odiato da molti e amato da altrettanti.
Vero, la prima parte risulta essere un po' macchinosa forse, ma non demordete.
Fidatevi di me, continuate a leggere, e rimarrete illuminati.

"La risposta è un colpo che ti spezza le gambe, una sbornia, uno sparo, un cazzotto al mento, una secchiata d'acqua gelida che mi stordisce. E' un evviva urlato a squarciagola da migliaia di persone, a cancellare la disperazione, lo scoraggiamento, la consapevolezza di aver seguito un folle che ora giace a pezzi in un canestro. Meglio crederci fino in fondo allora, meglio continuare a sognare piuttosto che prendere atto della follia collettiva. Lo leggo nei loro occhi, nelle espressione stravolte di quei volti: meglio un pappone saltimbanco, sì,sì, il figlio di Mattys, meglio lui, ma ridateci l'Apocalisse, ridateci la Fede. Ridateci Dio."



 Titolo: Le rane
Autore: Mo Yan
Edizione: Einaudi
Prezzo: € 13,00
Pagine: 397

Le rane è una delle opere più celebri di Mo Yan, premio Nobel per la letteratura nel 2012 il quale "con un realismo allucinatorio fonde racconti popolari, storia e contemporaneità".
Il titolo è un gioco di parole tra i caratteri cinesi Wà (bambino), e Wā (rana) i quali hanno identica pronuncia, ovviamente non per caso.
Le rane è infatti lo specchio in cui si riflette il difficile rapporto della Cina comunista con la procreazione e il conseguente controllo delle nascite, iniziato nel XX secolo, e forse mai risolto veramente.
"[...]L'impennata demografica della fine del 1965 mise le autorità sotto pressione. Iniziò la prima ondata di controllo delle nascite dalla fondazione della nuova Cina. Il governo lanciò lo slogan: uno è poco, due sono giusti, tre sono troppi.[...]"
Attraverso il racconto di Wan Zu, viene ricostruita la vita della zia Wan Xin, levatrice intransigente al servizio del partito, artefice di aborti e rigorosi controlli nella provincia di Shandong.
Una vita fatta di rigidità ed inclemenza, votata al bene della Cina, al futuro del suo Paese, in cui l'importante è agire, non importa come. Non importa se bisogna intervenire su una gravidanza di sette mesi, se si tratta della moglie del proprio nipote; bisogna semplicemente mantenere le volontà del governo.
Da amata levatrice, Wan Xin diventa un boia inesorabile di vite, fino a quando durante la vecchiaia si smarrisce in una zona paludosa.
 "[...] Il gracidio delle rane è spesso paragonato al martellare dei tamburi, quella volta però sembrava piuttosto un incalzare di singhiozzi, il pianto di migliaaia, di decine di migliaia di neonati. [...] Nel suono di quella sera c'erano risentimento e recriminazione, era come se le anime di un numero infinito di neonati stessero denunciando i torti subiti."
Le rane è uno di quei libri che scavano un solco nella tua anima, e rimangono impressi per sempre in essa. Uno di quei libri che ogni tanto devi per forza riaprire e leggerne degli scorci.


Fatemi sapere se anche voi avete letto questi due titoli, oppure se avete letto altro degli autori!
Spero che l'idea di questa nuova rubrica sia di vostro gradimento.
Aspetto sempre vostri consigli e osservazioni.

Un abbraccio,
Claudia, La giovane Libraia.

Contatti 

Anobii http://www.anobii.com/giovanelibraia/books
Twitter https://twitter.com/GiovaneLibraia
Facebook La giovane Libraia
Diario di lettura http://libri.forumcommunity.net/?t=57600432
Lista dei desideri http://libri.forumcommunity.net/?t=57561662

martedì 25 agosto 2015

Huge Book Haul #5 - Ovvero il mio primo video su youtube!

Come promesso ecco a voi un video di acquisti libreschi gigante.
Girato durante luglio, lo carico solo ora. Fino alla fine, infatti, ero indecisa se pubblicarlo o meno, se entrare nel mondo di youtube o lasciar perdere.
Con un po' di coraggio e dopo ventiquattro ore di caricamento, potete trovare il mio omonimo canale youtube!
Spero l'idea possa piacervi.
Tralasciando il mio improvviso pessimo inglese ed italiano, la qualità del video, la sua orribile montatura ... ENJOY!



A presto cari!
Claudia, La giovane Libraia

Contatti

Anobii http://www.anobii.com/giovanelibraia/books
Twitter https://twitter.com/GiovaneLibraia
Facebook La giovane Libraia
Diario di lettura http://libri.forumcommunity.net/?t=57600432
Lista dei desideri http://libri.forumcommunity.net/?t=57561662

giovedì 13 agosto 2015

La mia nuova libreria!

La mia vecchia libreria è crollata qualche mese fa, causa troppi libri.
Le alternative erano due: non comprare più libri o cambiare libreria. Indovinate per cosa ho optato?
Ovviamente la seconda. 
Ho la fortuna di avere un fidanzato architetto e quindi ho potuto chiedere un progetto per una libreria su misura. (Anche se diciamocelo chiaro, un architetto ci azzecca ben poco con le librerie, ma chissene frega!)
Eppure, devo dire che il risultato finale ha superato di gran lunga le mie aspettative!
Non so voi, ma da lettrice, una delle gioie della mia vita è avere una mega libreria e poterla riempire senza contegno.


Sono stati tre giorni intensi per il nostro eroe, il quale ha fatto praticamente tutto da solo; io mi sono limitata a dipingere le assi di legno di bianco (in stile rigorosamente shabby chic) e ad inserire qualche vite, giusto per sfizio!

La cosa più bella secondo me, è che i divisori nelle varie mensole non sono fissi. Quindi posso aggiungere, togliere, spostare a mio piacimento i libri, sapendo di poter modificare la libreria!

Questo è il risultato finale:

mercoledì 15 luglio 2015

Delirio di una neo-vacanziera

Chi non muore si rivede, si dice.
Ieri alle ore 11.35 ho finito la mia lunga, estenuante sessione d'esami estiva. Inutile descrivervi il mio status mentis.
Ma chissene importa, mi dico, ora sono in vacanza anche io! E questo per me significa semplicemente gioia allo stato puro. Potrò finalmente dedicarmi a vari progetti che ho lasciato nell'angolino tutto l'anno, essendo troppo occupata dallo studio.
Come prima cosa, tra una settimana darò inizio alla costruzione della mia nuovissima libreria, la quale non potrà che essere enorme, spaziosa, in legno bianco.
E poi, miei cari, ma avete idea di quante letture ho in programma? Fidatevi, sono davvero moltissime. Ma di questo parleremo tra qualche giorno, una volta rientrata a Como (si sono ancora a Torino, ma come turista, insieme al mio "fratellino") vi potrò mostrare la mia #TBRestate.


 Da quanto tempo non vi faccio un Book Hauk? Secoli, millenni?
Contando che qui a Torino, come vi ho sempre detto, ci sono bancarelle dell'usato in ogni dove e poi c'è stato il #SalTO15, beh, aspettatevi un mega-giant-book-haul.
Come potete notare se state leggendo questo post, la grafica del blog è cambiata. Spero vi piaccia, avevo bisogno di cambiamenti! (Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!).
Ho deciso si apportare varie modifiche al blog, non solo graficamente parlando, ma anche per quanto riguarda i contenuti. Ormai è da un anno che vi scrivo delle mie avventure letterarie, e un salto di qualitò non farà che giovare a tutti quanti.

Vi aggiorno sulle mie letture...

Ho concluso La cripta dei cappuccini di Joseph Roth, edito Adelphi.
Che dire, carino, apprezzabile, piacevole da sfogliare, ma non mi ha particolarmente entusiasmato.
Non credo leggerò altro dell'autore, nonostante me ne abbiano parlato piuttosto bene in passato.
Sarà stato il momento, l'ansia degli esami, non saprei, ma sta di fatto che mi ha lasciato poco o niente. 


 Ultima entrata (post esame): le meravigliose opportunità di Torino.  


Ora mi butto su Il grande Gatsby di Fitzgerald. Nutro grandi, forse troppe, aspettative.
Per il resto, sono viva, più o meno, ma con sempre nel cuore l'amore per la lettura!
E voi? Cosa state leggendo? Siete spalmati su qualche bella spiaggia, oppure in mezzo a un campo fiorito?
Fatemi sapere, aspetto sempre i vostri scritti e commenti :)

Un abbraccio,
Claudia, la giovane Libraia.

Contatti

Anobii http://www.anobii.com/giovanelibraia/books
Twitter https://twitter.com/GiovaneLibraia
Facebook La giovane Libraia
Diario di lettura http://libri.forumcommunity.net/?t=57600432
Lista dei desideri http://libri.forumcommunity.net/?t=57561662